Gli ambienti e le stanze della Villa di Lucius Crassius Terzus che sono sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., insieme ai preziosissimi oggetti ritrovati al suo interno, hanno fatto ritenere questa villa più interessante di quella di Poppea.
Tutti i reperti rinvenuti sono stati oggetto di studio approfondito, ma uno in particolare ha suscitato maggiore attenzione. Si tratta di una cassaforte in ferro e in bronzo, databile nella prima metà del I sec. a.C. .

 

La cassa al momento del ritrovamento non aveva alcun contenuto, poiché probabilmente fu asportato dai proprietari prima di fuggire. Possiamo immaginare però che consistesse negli ori ritrovati accanto agli scheletri, specialmente a quello  indicato come n. 27, che indossava non solo gioielli, ma portava con sé anche diecimila sesterzi, la somma di denaro più alta mai ritrovata in territorio vesuviano.

La realizzazione

La cassaforte è stata realizzata da tre artisti greci, i cui nomi, Nicocrate, Piteas e Putonumos, sono incisi sulla superficie. Nonostante la sua forma sia stata ricostruita, moltissimi sono i frammenti originali rimasti sul rivestimento esterno.

La decorazione

La decorazione in pannelli borchiati riveste sia la parte anteriore sia quelle laterali ed è impreziosita da alcuni elementi in bronzo: una protome (testa) leonina, collocata sulla parte anteriore, e due eroti posizionati ai lati. Al di sotto della protome leonina si presenta un pannello decorato dal capo di un sileno circondato da un tralcio di edere e corimbi. Questa è la parte artisticamente più interessante di tutta la cassaforte, perché lavorata con la tecnica dell’agemina (incastro di piccole parti di metalli di vario colore) con inserti sia in oro che in argento. Il coperchio è decorato nella parte centrale da una protome femminile, in quelle laterali da due cani molossi accucciati e da un’anatra sporgente. I piedi della cassa, invece, sono costituiti da due lamine di bronzo con dei grifi in posizione araldica. L’intero ornamento non ha solamente carattere estetico, ma ha lo scopo di rendere più solido e sicuro il corpo del reperto, la cui anima è in legno.

Il sistema di apertura

Il sistema di apertura di questa cassapanca blindata è molto particolare, poiché avviene in senso orizzontale e il suo meccanismo è davvero complesso. La protome femminile nasconde in realtà un vano con una serratura in cui può essere inserita una chiave. Una volta sbloccata, una barra di ferro, che protegge l’interno, viene in parte spinta verso l’esterno. Solo ruotando uno degli elementi a sinistra, la cassaforte può essere completamente aperta.