Con la nota eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C. gran parte degli abitanti dell’area morirono asfissiati da gas venefici. I loro corpi vennero, quindi, interamente sepolti dalle ceneri vulcaniche che piovevano dal cielo. L’Archeologo Giuseppe Fiorelli intorno al 1870 introdusse un metodo che prevedeva la realizzazione di una colata di gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi che si erano decomposti all’interno del materiale vulcanico.
Ciò consentì la realizzazione di calchi delle vittime dell’eruzione. Una volta che il gesso si fu solidificato, si potè rimuovere il terreno circostante in maniera tale da poter portare alla luce la forma così ottenuta.
Negli anni, utilizzando questa tecnica, ad Oplonti, Pompei ed Ercolano sono stati realizzati i calchi di numerosi corpi di uomini e animali, di radici e di oggetti, tra i quali battenti di porte e finestre.
Nella Villa “B”, durante gli scavi avvenuti intorno al 1980, furono portati alla luce gli ambienti e i magazzini voltati posti a sud dell’edificio, nella parte prospiciente il mare. Gli scheletri in essi rinvenuti sono da attribuire, probabilmente, agli stessi residenti o a coloro che invano avevano cercato la fuga verso il mare.

