Era il 1700 e Torre Annunziata vantava una delle scoperte più sensazionali al mondo: i resti dell’antica città romana di Oplontis con la sua architettura più famosa, risalente al I sec. a.C.: la Villa di Poppea, dal nome della seconda moglie di Nerone che la fece costruire.

Le operazioni di scavo furono eseguite con regolarità, però, soltanto nel 1964 quando si capì che si trattava di una villa di otium, con ambienti destinati anche alla produzione di olio e di vino.

Probabilmente, al momento dell’eruzione era disabitata poiché in fase di ristrutturazione a causa del terremoto del 62 d.C. che provocò ingenti danni anche nelle vicine città di Pompei ed Erolano, così come dimostrano l’assenza di oggetti preziosi e, di contro, il rinvenimento di materiale edile accantonato in alcune stanze.

La pianta della villa è molto complessa e viene convenzionalmente divisa in quattro parti: nord, sud, est e ovest.

All’esterno dell’abitazione venne costruita anche una grande piscina, pavimentata in cocciopesto e adornata ai bordi con statue di marmo, copie di epoca romana di originali greci, in parte oggi esposte nel Museo dell’Identità di Torre Annunziata.

La parte nord

La parte nord presenta un ampio giardino caratterizzato dal ritrovamento di numerose sculture in marmo. Proprio in questa zona è stato possibile realizzare i calchi delle radici di grandi alberi, come ulivi e platani.

La parte sud

Anche la zona sud presenta uno spazio esterno, ovvero un giardino circondato da un colonnato sui tre lati.

La parte est

Ad est della villa vi sono due sale poste in modo speculare una all’altra: nella prima non ci sono dipinti ma solo una zoccolatura in marmo ed una pavimentazione incompleta con alcune piastrelle in marmo, nella seconda è possibile trovare solo decorazioni in quarto stile.

La parte ovest

La parte ovest, invece, risulta organizzata in più ambienti.

Il primo è un grande atrio le cui pareti sono dipinte con affreschi di secondo stile. Qui, grazie ad un compluvium, si raccoglieva l’acqua piovana nella vasca sottostante, l’impluvium.

Il secondo presenta una cucina con un banco in muratura, con la parte superiore adibito a piano cottura e i vani sottostanti a contenitori di legna da ardere.

Il terzo è, probabilmente, destinato a mensa, poichè vi è un triclinium con mosaico pavimentale a figure romboidali. Seguono due saloni: uno aperto verso il mare, ornato con rappresentazioni di Apollo, pavoni e maschere teatrali; l’altro, più grande, con pareti finemente decorate da un cestino di frutta, una coppa di vetro contenente melograni, una torta e una maschera teatrale. Questa parte della villa risulta, inoltre, dotata di un quartiere termale, con calidarium decorato in terzo stile e tepidarium in quarto.