Era il 1700 e Torre Annunziata vantava una delle scoperte più sensazionali al mondo: i resti dell’antica città romana di Oplontis con la sua architettura più famosa, risalente al I sec. a.C.: la Villa di Poppea, dal nome della seconda moglie di Nerone che la fece costruire.
Le operazioni di scavo furono eseguite con regolarità, però, soltanto nel 1964 quando si capì che si trattava di una villa di otium, con ambienti destinati anche alla produzione di olio e di vino.
Probabilmente, al momento dell’eruzione era disabitata poiché in fase di ristrutturazione a causa del terremoto del 62 d.C. che provocò ingenti danni anche nelle vicine città di Pompei ed Erolano, così come dimostrano l’assenza di oggetti preziosi e, di contro, il rinvenimento di materiale edile accantonato in alcune stanze.
La pianta della villa è molto complessa e viene convenzionalmente divisa in quattro parti: nord, sud, est e ovest.
All’esterno dell’abitazione venne costruita anche una grande piscina, pavimentata in cocciopesto e adornata ai bordi con statue di marmo, copie di epoca romana di originali greci, in parte oggi esposte nel Museo dell’Identità di Torre Annunziata.

